
«Senti Stanley, ne ho abbastanza.»
Non può essere vero. Dev’essere stata la mia immaginazione.
Torno a guardare Mille modi per morire e poi, magari, schiaccio un sonnellino: devo averne bisogno.
«Mi stai ascoltando, Stanley? Ho detto che ne ho abbastanza.»
Mi volto verso Garfield. Mi fissa coi suoi occhi gialli. Ha le vibrisse ritte.
Possibile che quelle parole siano uscite dalla sua bocca? Non pensavo di aver bevuto così tanto! Non più del solito, almeno.
Ma la sensazione è reale. Troppo reale.
Mi tiro uno schiaffo per svegliarmi. Niente. Un cazzo di niente.
Garfield mi salta sulla pancia, rovinando il mio momento di totale relax. Quel gatto sta mandando in confusione il mio cervello.
«Sciò!» gli dico, trattenendo un rutto.
Sembra non volersene andare. Le vibrisse sempre ritte. Si avvicina sempre di più, col suo grande muso rosso.
Spalanco gli occhi.
Assurdo!
Mi sta parlando davvero!
Rimango immobile.
Che cazzo faccio?
Beh, se questo è un incubo, aspetto di risvegliarmi e tornare a guardare D-Max.
Tanto sono bravo ad aspettare.
Il telecomando sta sulla mia pancia. Faccio per prenderlo: voglio alzare il volume della tv, così magari mi rilasso. La tv mi rilassa sempre.
Quello stronzetto di Garfield, però, è veloce!
Cacchio, ha spento la tv e ha gettato a terra il telecomando!
«Che cazzo fai, Garfie?! Fammi riprendere…»
Non faccio in tempo a finire di parlare che il micio mi tira un graffio sulla guancia.
«Ahi!»
«Ascoltami, Stanley. Devi darti una svegliata. Lo dico per me, certo, ma anche per te, diamine.»
Incredibile! Lui parla! Lui parla!
Maledetta birra!
«Non solo ti dimentichi di pulirmi la lettiera e di andare a comprare i miei croccantini: sei anche un panzone pieno di brufoli buono a nulla. Sei disoccupato da più di tre anni, vivi di rendita dopo la morte di tuo padre e i piatti più prelibati di cui ti cibi sono il Crispy McBacon e i Chicken McNuggets. Sei così pigro che da McDonald’s nemmeno ci vai: o ordini su JustEat, o sgraffigni avanzi alla vicina, che cucina pure male. Non hai hobby. Il tuo unico passatempo è bere birra davanti a quella scatola nera. Fosse almeno un laser, dico io!
In tutto questo, non mi fai nemmeno giocare. E questo la dice lunga sul tuo essere un perdente.»
Sono stanco di questi insulti.
Ti rispondo a tono, così capisci chi comanda.
«Vogliamo parlare dell’ultima volta che tu mi hai fatto le fusa? Eh? Io manco la ricordo!»
«L’ultima volta che te le ho fatte, stupido umano, avevi ancora l’abitudine di lavarti. Sono un animale molto pulito io.»
Garfield preme le zampe posteriori sulla mia pancia per fare un balzo e scende sul pavimento. Che male!
Lo stronzetto se ne frega. Anzi: si guarda pure attorno.
«Che posto sudicio. Non pulisci da una vita.
Addio, Stanley. Io me ne vado da qui: come ti ho già detto, ne ho abbastanza.»
«No, Garfie, aspetta!»
Allungo la mano verso Garfield e, nel mentre, urto il sacchetto di patatine che avevo lasciato sul bracciolo.
Il sacchetto cade a terra e Garfield è già sparito.
Forse ha ragione: sono uno sfigato. Magari dovrei cercarmi un lavoro.
Lo farò domani.
Adesso raccolgo il telecomando e riaccendo la tv. Voglio finire di guardare D-Max.
Il sacchetto di patatine lo raccolgo dopo.
Merry Jekyll